你是否和我一样
坚信这世界应平等
这是首传唱自由和尊严的.
女人之歌 [1].
Sono queste le parole che Wei Tingting, nella solitudine che segue ore e ore di interrogatori, violenze e minacce della polizia, canta per raggiungere le compagne nelle celle accanto, per far sapere loro che non sono sole.
A metà aprile 2015, dopo aver scontato più di un mese di detenzione, quelle stesse parole vengono fatte circolare tra i gruppi femministi di WeChat, la più nota app di messaggistica in Cina, e divengono in breve tempo il nuovo inno del movimento femminista cinese. “Una canzone per tutte le donne”, che ricalca la più famosa “Do you hear the people sing?”, è insieme un atto di resistenza e un avvertimento al governo repressivo di Xi Jinping: l’incarcerazione e le continue minacce non sono sufficienti per metterci a tacere.
Wei Tingting, unitamente a Wu Rongrong, Zheng Churan, Li Maizi e Wang Man è un’attivista del China’s Women’s Rights Action Group, nonché una delle cinque donne arrestate il 6 marzo 2015 per aver distribuito, in vista della Giornata internazionale delle donna, adesivi contro le molestie sessuali sui mezzi pubblici nelle città di Pechino, Guangzhou e Hangzhou. Al momento dell'arresto, i nomi delle cinque donne, così come le loro attività, sono completamente sconosciuti al di fuori della Cina. Con le accuse di disordine pubblico e la conseguente detenzione, il governo cinese contribuirà alla creazione del più potente simbolo di dissenso femminista contemporaneo: le Feminist Five.

Li Maizi (a sinistra) durante una protesta contro la violenza domestica a Pechino.
La notizia dell'arresto si diffonde rapidamente in tutto il mondo attraverso i social media, in particolare grazie alla campagna #FreeTheFive, diventata virale su Twitter, Instagram e Facebook, scatenando la reazione di personalità come Hillary Clinton, Joe Biden e Samantha Power, indignate dai provvedimenti attuati da Xi JinPing, che di lì a breve avrebbe preso parte al summit dell’ONU sui diritti delle donne tenuto a New York.
Durante i giorni di reclusione, le cinque attiviste sperimentano la violenza e la repressione delle autorità cinesi, che avrà su di loro conseguenze devastanti, portando allo sviluppo di seri disturbi da stress post-traumatico. I continui interrogatori, volti all’estorsione di una confessione che potesse farle apparire colpevoli, si svolgono all’insegna della violenza fisica e psicologica: Wu Rongrong viene insultata e minacciata di stupro dagli agenti, i quali estendono le intimidazioni anche alla famiglia e al figlio di quattro anni; Wang Man è costretta a guardare un video in cui sua madre la prega di confessare i suoi crimini; a Zheng Churan viene assicurato che i genitori saranno accusati di spionaggio e sorvegliati per tutta la vita. Alcune di loro vengono addirittura private delle cure mediche: a Wu Rongrong, affetta da epatite B, vengono negate le medicine abituali e, costantemente sottoposta ad interrogatori nel bel mezzo della notte, viene privata del sonno di cui necessiterebbe nelle sue condizioni; Wang Man, affetta invece da delicati problemi cardiaci, dopo una settimana di continue richieste, viene infine portata in ospedale, dove, ammanettata al letto, è sottoposta giornalmente a lunghi interrogatori.
Queste esperienze, che costituiscono una piccolissima parte delle torture riservate alle giovani attiviste, costituiranno il tema del saggio online “Note dalla prigione", pubblicato su WeChat sotto pseudonimo, in cui Wei Tingting racconterà di aver provato, mescolato ad un sentimento di impotenza, una grande “gioia nel tradire il Grande Fratello”.
La vicenda delle Feminist Five segna un importante punto di svolta nel movimento femminista cinese: durante la loro reclusione, sempre più giovani donne, soprattutto studentesse delle superiori, entrano volontariamente a far parte del movimento femminista e iniziano ad identificarsi pubblicamente come tali sui social, rendendo la parola “femminista” (女权主义者 nüquan zhuyi zhe) politicamente sensibile e perciò soggetta a censura.
Già dal giorno successivo all’arresto, inoltre, si diffondono campagne di solidarietà su Weibo e Wechat. La più famosa prevede che per ogni giorno di detenzione venga pubblicata una foto di donne con indosso maschere che riproducono i volti delle Feminist Five che si muovono liberamente nello spazio pubblico.

Le azioni di solidarietà, inoltre, non si limitano alla Cina o alla dimensione online: le vicende delle Feminist Five innescano proteste di solidarietà negli Stati Uniti, Regno Unito, Hong Kong, Corea del Sud, India, Polonia e Australia.
Sottoposte a pressioni diplomatiche e sociali di dimensioni globali, le autorità cinesi sono infine costrette a rilasciare le cinque donne su cauzione dopo averle trattenute nel centro detentivo di Haidian per trentasette giorni.
Ad oggi, tuttavia, restano sospette criminali, soggette ad una sorveglianza costante da parte dello Stato. Nonostante ciò, la lotta non si arresta e, al contrario, la resistenza femminista è sempre più forte: sempre più soggettività ora riconoscono di meritare un trattamento dignitoso e si ribellano all’oppressione, alla violenza di genere e alla misoginia. Sempre più donne stanno prendendo il controllo della propria riproduzione, minacciando gli obiettivi di pianificazione demografica del Partito Comunista Cinese.
La portata di quanto accaduto è enorme: le vicende delle Feminist Five non hanno soltanto segnato l'inizio di un vero e proprio movimento politico femminista all’interno della Cina, ma, uscendo dalle logiche eurocentriche, hanno anche mostrato al mondo che esistono realtà femministe altre e che tessere reti trasnazionali per costruire un movimento organico e globale è vitale e necessario.
[1] Tu e io siamo uguali? / Crediamo in un mondo di uguaglianza/ Questa è una canzone di libertà e dignità/ Una canzone per tutte le donne!
Per approfondimenti sulla storia delle Feminist Five:
FINCHER Leta Hong, “Betraying Big Brother: the Feminist Awakening in China”, London, Verso, 2018.
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